giovedì 21 febbraio 2013

DELFINI



SI AGGRAVA LA MORIA DI DELFINI
Pochi giorni fa, su questo blog, abbiamo pubblicato le immagini di un delfino piaggiato con corda al collo e numerosi fori su tutto il corpo. Apprendiamo, purtroppo, che nel Tirreno i delfini continuano a morire. Riportiamo l’articolo di  greenreport che ci segnala il numero dei delfini morti nel solo 2013:
“Si aggrava in queste ore il bilancio dei delfini morti nel Tirreno dopo le recenti segnalazioni da parte della rete scientifica di monitoraggio predisposta dal ministero dell’Ambiente.
Sono 8 i nuovi spiaggiamenti di carcasse di delfino nella varietà stenella striata (stenella coeruleoalba). Sale così a 42 il bilancio complessivo degli esemplari di stenella spiaggiati dal 5 gennaio. Un allarme ambientale nei mari italiani che ha portato fra gennaio e febbraio una mortalità anomala di stenelle tra Toscana, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna, contro la media storica di meno di 4 animali l’anno.
Nel dettaglio si tratta di tre nuovi casi di ritrovamento di carcasse di delfino fra Campania e Calabria (segnalati dall’istituto zooprofilattico del mezzogiorno, Sezione di Salerno) a Sapri, Napoli e Castelvolturno; due casi in Sicilia (segnalati dall’istituo zooprofilattico della Sicilia, sezione Palermo-Caltanissetta-Messina) a Patti e Scicli; due casi nel Lazio (segnalati da IZS Toscana e Lazio) a Fondi e Tarquinia, e un altro caso in Toscana (segnalato da IZS Toscana e Lazio, sezione di Grosseto) a Orbetello.”






ALLARME



ALLARME AMBIENTALE NEI MARI ITALIANI

 in gennaio e nei primi giorni del mese di febbraio è stata verificata nel Tirreno una mortalità anomala di delfini (stenelle striate) con 33 esemplari spiaggiati tra Toscana, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna. Un dato preoccupante che si discosta fortemente dalla media storica di questo tipo di eventi (meno di 4 animali l’anno). Il ministero dell'Ambiente sta monitorando da vicino la situazione grazie alla rete scientifica appositamente voluta e finanziata dal dicastero: Università di Pavia, Università di Padova, Asl, Istituti Zooprofilattici e Arpat. Inoltre il ministero dell’Ambiente ha allertato il Reparto ambientale marino (Capitanerie di Porto e Guardia costiera).
Dalle prime indagini sembra di poter escludere eventi eccezionali causati dall’uomo, come sversamenti di petrolio o di sostanze inquinanti, ricerche geosismiche o esercitazioni militari.
La causa più probabile è di natura infettiva (in 6 soggetti è stata rinvenuta traccia di un batterio, Photobacterium Damselae, che può portare a sindrome emolitica e lesioni ulcerative). Per questo motivo nelle prossime settimane i ricercatori approfondiranno l’eventuale presenza di virus e l’eventuale fioritura di alghe anomale.
Il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, ha commentato: “La Rete nazionale di monitoraggio degli spiaggiamenti sta svolgendo un ottimo lavoro di raccordo tra tutti i soggetti coinvolti e di campionamento, ma vogliamo continuare a studiare da vicino questo fenomeno così preoccupante. Attendiamo nelle prossime settimane dati certi che mettano al confronto le conoscenze teoriche sulle correnti marine con i dati meteo-marini degli ultimi mesi e la situazione su eventuali spiaggiamenti avvenuti in Francia e in Spagna, così da ricostruire un quadro complessivo della situazione”. (Fonte: Ministero dell’Ambiente)



domenica 17 febbraio 2013

BIODIVERSITA'.... che muore



  CROSSPARK SULLE DUNE DI PETACCIATO

DANNI INCALCOLABILI PER LA FLORA E LE DUNE

Silene canescens ( silene colorata)

Cakile maritima (Ruchetta marittima)

Salsola kali (Erba-kali)

Ammophila Arenaria (Sparto pungente)

Otanthus maritimus ( Santolina delle spiagge)

e tantissime altre specie distrutte per il divertimento di qualche imbecille che continua a dispetto di tutto e di tutti a distruggere biodiversità. Quella biodiversità che la legge, con apposite norme, tutela. Ecco le immagini dello scempio riprese dai volontari di Ambiente Basso Molise.
ABM chiederà autorizzazione per installare foto trappola e scoprire i responsabili


















venerdì 15 febbraio 2013

PETROLIO



Petrolio in Adriatico: la notizia non c'è


Sarà che c'è la campagna elettorale, sarà che siamo in inverno e il mare interessa di meno. Sarà che abbiamo fatto il callo alle brutte notizie, ma a me pare che la notizia dello sversamento di petrolio in Adriatico, sia passata davvero inosservata.
Le voci contro la continua violenza delle trivellazioni in mare, e in particolare in Adriatico, sono tante, ma restano inascoltate perché nulla possono contro gli interessi delle compagnie petrolifere che guadagnano su un bene che è di tutti, ma gli utili sono solo loro. E la politica italiana lascia fare, anzi li favorisce con il pagamento di royalties bassissime.
E così siamo in attesa, quasi inevitabile, che prima o poi succeda il disastro, uno vero, enorme, che in un mare poco esteso come l'Adriatico sarebbe la morte definitiva.
Stavolta è andata bene: la piattaforma Rospo Mare, fra Termoli e Vasto, ha lasciato uscire 1000 litri di petrolio. La chiazza si è estesa molto, ci sono foto di gabbiani sporchi di petrolio, e non saranno gli unici animali ad averne risentito, ma almeno (per ora) il parco delle Tremiti non è stato toccato. Ci consoliamo con poco, anche se le conseguenze sull'ambiente e gli organismi marini non sono direttamente valutabili, e speriamo siano limitate

Leggetevi quello che dice la D’Orsogna

http://dorsogna.blogspot.it/2013/01/rospo-mare.html



giovedì 14 febbraio 2013

YU




Tokyo, 13 febbraio 2013 - Si chiama Yu, ha perso gli arti dopo l'aggressione di uno squalo ed è tra le prime tartarughe al mondo ad aver sperimentato con successo l'utilizzo di una protesi per tornare a muoversi normalmente. Yu è una tartaruga marina comune (Caretta caretta) e da oggi riuscirà a nuotare grazie ad un innovativo giubbotto che le permette di sfruttare due protesi in gomma come arti artificiali anteriori.
Il progetto è stato promosso da un team di ricercatori dell'acquario Suma Aqualife Park di Kobe in Giappone, riporta il sito Phys.org.  <Yu è una tartaruga marina femmina di circa venticinque anni ed è la prima a testare la nuova tecnica>, ha spiegato Naoki Kamezaki, responsabile dell'acquario.
<Abbiamo lavorato duramente per progettare un giubbotto che fosse agevole per la tartaruga e stabile al punto da non poter essere slacciato inconsapevolmente durante i movimenti in acqua>, ha aggiunto. La tartaruga pesa 96 chilogrammi ed ha un guscio di 82 centimetri di lunghezza. Fu salvata da un pescatore nel 2008 dopo essere stata aggredita da uno squalo e privata degli arti anteriori e inviata all'acquario giapponese che negli anni ha progettato due protesi artificiali per permetterle di tornare a nuotare nel pieno delle sue potenzialità.
Per contatti con la redazione: animali@quotidiano.net